Formazione e lavoro, cresce l’attenzione alla qualità dei percorsi: non basta più contare i partecipanti

Formazione e lavoro, cresce l’attenzione alla qualità dei percorsi: non basta più contare i partecipanti

Formazione e lavoro, cresce l’attenzione alla qualità dei percorsi: non basta più contare i partecipanti

La formazione professionale è sempre più centrale nelle politiche per l'occupazione, ma il dibattito sul futuro delle politiche attive del lavoro sta cambiando prospettiva. Non è più sufficiente sapere quante persone sono state prese in carico, quanti corsi sono stati attivati o quanti lavoratori hanno completato un percorso: la vera domanda è capire se la formazione riesce effettivamente ad aumentare le possibilità di trovare un lavoro stabile e coerente con le competenze acquisite.

Il tema è diventato particolarmente importante con l'esperienza del Programma GOL, Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, una delle principali riforme delle politiche attive finanziate nell'ambito del PNRR. Il programma è stato costruito proprio con l'obiettivo di accompagnare le persone verso il lavoro attraverso servizi personalizzati di orientamento, formazione, aggiornamento e riqualificazione professionale.

Nel corso del 2026 l'attenzione si è quindi spostata dai numeri complessivi alla qualità degli interventi. Un'analisi pubblicata da Lavoce.info ha evidenziato la necessità di sottoporre i risultati del programma a una valutazione qualitativa indipendente, capace di verificare non soltanto quante persone hanno partecipato alle misure, ma anche quali risultati occupazionali abbiano ottenuto dopo la conclusione dei percorsi.

La questione è tutt'altro che secondaria. Un corso di formazione può infatti essere considerato formalmente concluso senza che questo si traduca automaticamente in una nuova occupazione. Per valutare l'efficacia di una politica attiva è quindi necessario osservare cosa accade dopo la formazione: se il partecipante trova un lavoro, in quanto tempo lo trova, quale tipo di contratto ottiene e se l'occupazione è coerente con le competenze sviluppate durante il percorso.

Anche il Ministero del Lavoro ha sottolineato la necessità di rendere GOL sempre più orientato all'occupabilità concreta. Nel corso di un evento dedicato ai risultati del PNRR, il Ministero ha evidenziato il percorso di revisione e rafforzamento del programma, con una maggiore attenzione alla definizione dei target, dei percorsi e delle competenze necessarie per trasformare la formazione in un risultato concreto sul mercato del lavoro.

Il modello GOL prevede diversi percorsi proprio per evitare che la formazione venga proposta nello stesso modo a persone con esigenze differenti. I beneficiari possono essere indirizzati verso il reinserimento lavorativo, l'aggiornamento delle competenze, la riqualificazione professionale oppure percorsi più complessi che coinvolgono anche i servizi sociali e territoriali. Questa personalizzazione dovrebbe consentire di concentrare le risorse sulle effettive necessità del lavoratore.

La personalizzazione è particolarmente importante in un mercato del lavoro nel quale le competenze richieste dalle imprese cambiano rapidamente. La trasformazione digitale, l'automazione, l'intelligenza artificiale e la transizione energetica stanno modificando numerose professioni e rendendo necessario un aggiornamento continuo. Per alcune persone può essere sufficiente acquisire nuove competenze all'interno della professione già svolta; per altre può diventare necessario un vero percorso di reskilling, cioè l'acquisizione di competenze completamente nuove per cambiare settore o mansione.

La qualità della formazione dipende quindi anche dalla sua capacità di dialogare con la domanda delle imprese. Un percorso che non tiene conto dei fabbisogni professionali del territorio rischia di produrre qualifiche difficilmente spendibili. Al contrario, una formazione collegata alle figure professionali realmente richieste può aumentare le possibilità di inserimento e ridurre il rischio che il lavoratore rimanga disoccupato anche dopo aver completato il corso.

È proprio questo uno dei punti più delicati delle politiche attive. I dati quantitativi possono raccontare un'elevata partecipazione ai programmi, ma non sono sufficienti per stabilire se le risorse pubbliche siano state utilizzate in modo efficace. Occorre capire se la formazione ha prodotto un miglioramento concreto dell'occupabilità e se i benefici si mantengono nel tempo.

Le prime analisi sugli esiti occupazionali successivi all'ingresso nei percorsi GOL mostrano proprio la necessità di distinguere tra semplice correlazione e reale effetto della politica attiva. I dati possono indicare cosa è accaduto ai partecipanti dopo la presa in carico o la conclusione del percorso, ma non consentono automaticamente di stabilire quanto quel risultato sia stato determinato dalla formazione ricevuta. Per questo motivo, la valutazione delle politiche attive richiede metodologie più rigorose.

Un altro elemento importante riguarda la capacità dei sistemi regionali di offrire percorsi realmente accessibili. GOL viene attuato attraverso Regioni e Province autonome, con servizi che possono differire per organizzazione, disponibilità di corsi e modalità di presa in carico. Alcune amministrazioni hanno già comunicato di aver raggiunto o superato gli obiettivi fissati, mentre la sfida successiva consiste nel mantenere e migliorare la qualità dei servizi anche oltre la fase direttamente collegata al PNRR.

Il passaggio dalla quantità alla qualità riguarda quindi anche i Centri per l'impiego, gli enti di formazione e gli altri soggetti coinvolti nelle politiche attive. L'efficacia di un percorso dipende infatti dall'intera filiera: dalla prima valutazione delle competenze all'orientamento, dalla scelta del corso al rapporto con le imprese, fino all'accompagnamento nella ricerca di lavoro.

Per il lavoratore questo significa che scegliere un percorso formativo non dovrebbe ridursi alla semplice ricerca di un corso gratuito. Diventa importante capire quali competenze verranno acquisite, quale certificazione sarà rilasciata, quali sono gli sbocchi occupazionali previsti e se esiste un collegamento concreto con le aziende del territorio.

La conclusione della fase PNRR non significa inoltre che la necessità di formazione e riqualificazione venga meno. Il Ministero del Lavoro ha già indicato la volontà di consolidare l'esperienza maturata attraverso GOL e di rafforzare le politiche attive, mentre nuove risorse sono state destinate anche a percorsi formativi rivolti a disoccupati e lavoratori coinvolti in processi di riduzione dell'attività. A luglio 2026 il Ministero ha annunciato uno stanziamento di 50 milioni di euro per il potenziamento delle competenze e la riqualificazione professionale di percettori di NASpI e lavoratori interessati da determinati percorsi di integrazione salariale.

La direzione sembra quindi essere quella di una formazione sempre più collegata alle transizioni occupazionali. L'obiettivo non dovrebbe essere semplicemente riempire le aule dei corsi, ma accompagnare le persone durante i cambiamenti del mercato del lavoro, evitando che la perdita di una mansione o di un posto di lavoro si trasformi in una situazione di disoccupazione prolungata.

Per i lavoratori più fragili la questione è ancora più importante. Persone con bassa qualificazione, disoccupati di lunga durata, lavoratori anziani, giovani senza esperienza e persone con disabilità possono avere bisogno di percorsi molto diversi tra loro. Un sistema efficace deve quindi essere in grado di combinare formazione, orientamento e accompagnamento personalizzato, senza proporre soluzioni standard a situazioni profondamente differenti.

La qualità dei percorsi diventa dunque il principale banco di prova della nuova fase delle politiche attive. Il numero di persone coinvolte resta un indicatore importante, ma deve essere affiancato da dati sugli inserimenti lavorativi, sulla stabilità dei contratti, sulla coerenza tra formazione e occupazione e sulla capacità dei lavoratori di mantenere nel tempo le competenze acquisite.

Per chi cerca lavoro, la formazione può rappresentare una vera opportunità soltanto se è in grado di aumentare concretamente le possibilità di occupazione. Per questo motivo, nei prossimi anni sarà sempre più importante valutare i percorsi non soltanto sulla base delle risorse investite o del numero di partecipanti, ma soprattutto sui risultati ottenuti dalle persone.

Il futuro delle politiche attive passa quindi da una domanda semplice ma decisiva: non soltanto quante persone sono state formate, ma quante di queste hanno trovato un lavoro migliore, più stabile e coerente con le competenze acquisite. È su questo terreno che la formazione professionale potrà dimostrare il proprio valore e trasformarsi da semplice misura di sostegno a vero strumento di mobilità e crescita professionale.

Fonti: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, “Programma GOL”; Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, “L'Italia del PNRR. Creare il modello, fare sistema, orientare il futuro”; Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, “Politiche attive: 50 milioni di euro per disoccupati e cassaintegrati”; Lavoce.info, “Politiche attive: al programma Gol serve il Var”; Bollettino ADAPT, “Dopo GOL, quale lavoro? Una lettura degli esiti occupazionali successivi all'ingresso nel programma”.

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